La Consultoria

La Consultoria Autogestita è l’espressione di una messa in comune, di una condivisione di necessità e di bisogni, e di una ricerca collettiva di soluzione.

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Dagli anni Novanta, i gruppi di donne che nel tempo hanno animato la Consultoria Autogestita sui temi della salute e dell’autodeterminazione hanno trovato espressione all’interno delle lotte femministe, incrociandosi con una molteplicità di pratiche politiche legate ad altri percorsi – dall’antirazzismo all’attivismo queer.

La Consultoria dal settembre 2015 a oggi

Chi e come

La Consultoria è un collettivo femminista. È un collettivo in divenire, aperto ad altre donne che vogliano partecipare.

Al nostro interno, ci organizziamo con un metodo femminista, basato sulla condivisione e sulla responsabilità reciproca, sulla ricerca di una posizione condivisa, sull’agire comune nell’individuare i propri limiti e confinamenti imposti, e sulla ricerca comune di una soluzione che sia anche pratica. Chi si avvicina, può fare quello in cui crede nella misura in cui crede sia utile.

Mettiamo in discussione ruoli e gerarchie, e proviamo a scardinarle. Cerchiamo di tenere sempre conto del necessario cambiamento della visione dei tempi di vita che ci soffocano. Non abbiamo fretta, non imponiamo urgenze, ma non ci fermeremo.

Non annulliamo il conflitto tra posizioni diverse, ma cerchiamo di viverlo nel rispetto e nella chiarezza, con la volontà di comprendersi prima di ogni altra.

L’atto politico in sé è rompere l’isolamento tra donne e riunirsi. Siamo unite tra noi, e disponibili a confrontare i percorsi per trovare terreni comuni. Come Consultoria siamo favorevoli a scambi di esperienze e interazioni con altri collettivi, nel rispetto delle reciproche specificità.

Cosa

La Consultoria ha tante idee e progetti, che portiamo avanti con lentezza viste le forze esigue. Abbiamo però cercato di mantenere saldi alcuni momenti di incontro con altre realtà e individualità in due modi:

1. Uno sportello, aperto – preferibilmente – su appuntamento, per consulti medici e per confronti personali su tematiche legate alla violenza, alla sessualità, alla riproduzione, e così via.

2. Delle aperture serali. Circa una volta al mese ci riuniamo, per realizzare e portare avanti un percorso di consapevolezza del nostro corpo e del nostro benessere, per rompere i tabù e per riscrivere ciò che la medicalizzazione ci ha sottratto: un sapere sulla cura di sé, condiviso tra donne, e non asservito alle multinazionali del farmaco e al controllo patriarcale.

In questo ultimo anno, molte sono state le esperienze e iniziative positive, ma abbiamo visto anche materializzarsi il rischio di divenire un “erogatore di servizi” sostitutivo ai percorsi istituzionali. È un rischio su cui vogliamo riflettere: riteniamo importante l’esperienza dello sportello, che garantisce una “ancora di salvezza” ad alcune, e una mappatura – molto faticosa – della situazione nelle strutture ospedaliere ginecologiche di Milano, ma questa esperienza vorrebbe essere soprattutto un luogo di scambio tra donne.

Ci auguriamo che chi si avvicina intenda che non cerchiamo delle “utenti”, ma donne che vogliano superare l’omertà imposta da un tabù, da una malattia, da un vissuto difficile: esperienze che, una volta condivise, smettono di essere un fatto “personale”, e possono invece diventare la base di un confronto anche politico. Chiediamo a chi viene di portare con sé il proprio vissuto e di condividerlo, di usare lo spazio – fisico e non – per proporre e portare avanti ragionamenti e azioni che scardinino l’isolamento nella cura.

Perché

La nostra idea è quella che la liberazione delle donne debba partire dalla conoscenza del nostro corpo, delle nostre viscere.

Non vogliamo delegare in toto la salute e il benessere al sistema medico sessista e capitalista, e per questo portiamo avanti il progetto della Consultoria. In sostanza, anche se abbiamo un vero e proprio ambulatorio dove, assieme alla nostra compagna ginecologa, possiamo fare visite e consulenze e dare informazioni, vogliamo soprattutto creare un ambiente diverso: un punto di incontro dove al centro ci sia la donna tutta e non una parte del suo corpo, dove ci si possa confrontare.

Vogliamo creare un legame tra donne e proporre una modalità diversa di affrontare le malattie, i disturbi e le domande sulla propria salute. Per questo, parallelamente allo sportello, abbiamo iniziato a fare delle aperture serali, durante le quali affrontiamo dei temi legati alla nostra salute con una visione di base: non si cerca la salute medicalizzata, delegata e disinformata, ma un equilibrio tra malessere e benessere che si crea con scelte consapevoli e responsabili, grazie al confronto sempre in evoluzione.

Facciamo nostre le parole di Audre Lorde: “Prendermi cura di me stessa non è auto-indulgenza, ma auto-conservazione, e questo è un atto di conflitto politico”.

Prendersi cura di noi e farlo insieme, elaborando strumenti di resistenza e cambiamento, è di per sé un atto politico: rompe l’isolamento che è la base su cui si costruisce il controllo patriarcale.