Come funziona l’aborto farmacologico in Lombardia?

Le modalità con cui si effettua l’aborto farmacologico variano ancora da regione a regione. Tuttavia, nel giugno del 2015 – su richiesta dei medici dell’ospedale Sant’Anna di Torino – è stata fatta una richiesta formale all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di adeguare i protocolli italiani a quelli europei dell’EMA (European Medicine Agency). L’obiettivo è quello di estendere da 49 a 63 giorni (quindi da 7 a 9 settimane) il limite per l’aborto medico, e di rimuovere la previsione di ricovero per 3 giorni.

in lombardia

È previsto un ricovero di tre giorni – ma la donna può uscire dopo la somministrazione, firmando una liberatoria.

primo giorno

Il personale medico somministra il Mifegyne (mifepristone, o RU486) in un’unica dose, per via orale. Il farmaco provoca il distacco dell’embrione, la diminuzione del livello di Beta HCG, la dilatazione e l’ammorbidimento della cervice uterina: si è verificata l’interruzione della gravidanza. Dopo l’assunzione del mifepristone, di solito, non ci sono sintomi significativi, ma può iniziare una mestruazione (anche abbondante): in questo caso, se hai firmato la liberatoria, è necessario tornare in ospedale per accertamenti ed un eventuale controllo ecografico.

terzo giorno (due giorni dopo la somministrazione)

Sempre in ospedale, dovrai assumere altre compresse che contengono prostaglandine (generalmente il misoprostolo): queste agiscono determinando contrazioni uterine e l’inizio di una perdita ematica simile ad una mestruazione abbondante, durante la quali saranno espulsi i tessuti embrionali. Questa perdita ematica, oltre ad essere abbondante, potrà andare avanti per diversi giorni.

due settimane dopo

Devi effettuare una visita di controllo per verificare l’avvenuta e completa espulsione del prodotto del concepimento e dei suoi annessi.