Interruzione di gravidanza cosa fare, quando e dove

L’anticoncezionale non ha funzionato, il preservativo si è rotto… Oppure nessuno ti ha mai dato informazioni corrette ed esaurienti su come funziona il tuo corpo e su come è possibile evitare di rimanere incinte. In ogni caso, solo tu hai il diritto di decidere se hai le risorse affettive, psicologiche ed econo­miche per diventare madre oppure no. Se non sai cosa fare, puoi trovare aiuto e supporto nei consultori pubblici, negli spazi autogestiti dalle donne, nei consultori privati laici. Qui di seguito alcune indicazioni. 

Quanto tempo hai per decidere. 

L’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è consentita dalla legge 194/78 entro i primi novanta giorni, periodo che viene calcolato dalla data delle ultime mestruazioni. Sapere questo è molto importante: di solito, quando ci si accorge di essere incinte sono già passate almeno cinque o sei settimane dall’ultimo ciclo. Bisogna inoltre tenere conto che la legge 194 impone sette giorni di “riflessione” dalla data del certificato medico a quando ci si può presentare in ospedale per l’intervento – quindi, di fatto, ci sono solo cinque o sei settimane di tempo utile per decidere cosa fare. 

Oltre la dodicesima settima si può ricorrere all’aborto terapeutico solo se la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna, o quando sono accertati processi patologici (rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro) che possano determinare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. 

Dal 2010 è possibile abortire anche con metodo farmacologico (RU486): la pillola abortiva, però, può essere somministrata non oltre la settima settimana di gravidanza (49 giorni dall’ultima mestruazione). 

A chi rivolgersi.

Per ottenere il certificato per l’IVG puoi rivolgerti gratuitamente presso i consultori familiari pubblici, presso un ospedale, oppure presso un medico di tua scelta. Porta con te un documento di identità, la tessera sanitaria e – nel caso il medico a cui ti rivolgi non sia un ginecologo – il test di gravidanza. 

Il test di gravidanza deve essere “stampato”, ossia deve contenere il tuo nome e cognome: rivolgiti a un laboratorio di analisi o a una farmacia che svolge questo servizio. Alcune farmacie restituiscono l’esito in un paio d’ore, altre dopo uno o due giorni. Per il test, basta raccogliere un po’ della prima pipì del mattino in un barattolino pulito. 

Se puoi, verifica in anticipo che il medico con cui si avrà il colloquio non sia obiettore di coscienza, altrimenti rischi di perdere altro tempo prezioso. 

Puoi recarti al colloquio col tuo partner, ma non sei tenuta a farlo, e nessuno può importi che lui sia presente!

Il medico è tenuto a verificare con te i motivi che ti portano a interrompere la gravidanza nel rispetto della tua dignità, libertà e riservatezza, e a fornirti indicazioni sui supporti a carattere sociale ed economico a cui hai diritto in caso tu decidessi di non abortire. 

Se sei minorenne. 

La legge ti consente di interrompere la gravidanza anche se sei minorenne, previo consenso di entrambi i tuoi genitori. Se pensi non sia opportuno coinvolgerli, o sono contrari, il medico – entro sette giorni dalla tua richiesta – inoltra al giudice tutelare competente una relazione, corredata dal proprio parere. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, fisserà un colloquio con te e – tenuto conto della tua volontà, delle tue ragioni e della relazione del medico – può autorizzarti, con atto non soggetto a reclamo, a procedere con l’interruzione. Ricorda che nessuno è tenuto a informare i tuoi genitori della tua decisione!

Se sei straniera. 

La legge prevede che tu possa interrompere la gravidanza anche se non hai il permesso di soggiorno. Nessuno potrà segnalarti alla polizia o trattenerti!

Puoi accedere ai consultori pubblici e agli ospedali per ottenere il certificato e richiedere l’intervento anche se non hai la tessera sanitaria: in sostituzione, ti verrà fatto il codice STP, che ti servirà per accedere ai servizi sanitari. 

L’iter burocratico.

Il medico rilascia un certificato, che deve essere firmato anche dalla donna, con l’invito a “soprassedere” per sette giorni. Trascorso questo tempo, ci si può rivolgere a un ospedale pubblico o convenzionato per richiedere l’interruzione di gravidanza. In caso di urgenza, il medico può rilasciare un certificato che permette di rivolgersi all’ospedale senza che siano trascorsi i sette giorni.

L’accesso in ospedale.

Attenzione! La modalità di accesso all’ospedale varia da regione a regione, e spesso anche nella stessa città i diversi ospedali hanno procedure diverse. Per evitare di perdere tempo prezioso, è sempre bene informarsi prima. Qui trovate la nostra mappatura aggiornata degli ospedali di Milano e hinterland

Il canale d’accesso è lo stesso anche per chi intende abortire tramite RU486

In ospedale verranno fissati gli esami di routine e la data per l’intervento, che solitamente viene eseguito in regime di day hospital. L’anestesia, solitamente una sedazione profonda, varia a seconda degli ospedali: in alcuni, si può concordare col medico una anestesia locale. 

I nominativi delle donne che ricorrono all’IVG non possono essere divulgati o resi pubblici. Anche le relazioni che i medici e gli ospedali, per legge, devono far pervenire all’autorità sanitaria provinciale, non devono far menzione dell’identità della donna.