Ambrogino d’oro a Paola Bonzi, “premiati” anche i CAV

volentieri pubblichiamo:

Mentre a Milano la ASL procede determinata con lo smantellamento e lo snaturamento dei consultori pubblici, il Comune ha ritenuto conseguente e opportuno premiare con un ambrogino d’oro Paola Bonzi, fondatrice del CAV (centro di aiuto alla vita) della Clinica Mangiagalli.

Bonzi rappresenta un ente privato cattolico antiabortista a cui la regione Lombardia ha conferito da alcuni anni, potere assoluto sull’erogazione di fondi a sostegno della maternità diretti a quelle donne che decidono di non abortire.

Prima del 2010 gli eventuali “bonus bebè” o altre -poche- forme di sostegno alla maternità erano accessibili rivolgendosi ai consultori pubblici o ai servizi sociali.

Con l’istituzione del “fondo Nasko” la Regione Lombardia ha reso obbligatorio il passaggio tramite un CAV per chi voglia accedere a questo sussidio economico pubblico: per ottenere una miseria di 250€ al mese per 18 mesi -e dal 2013 la cifra si è ridotta di un terzo- le donne sono obbligate a entrare in un percorso di controllo sociale, sottoponendosi a visite e colloqui periodici presso un Centro di Aiuto alla Vita prima e dopo la nascita del bambino, per tutta la durata del “sussidio”.

Fino ad ora sono stati spese oltre 20 milioni di euro di soldi pubblici per perseguire questa politica di “messa sotto tutela” delle donne, con un progetto che nelle sue linee ricorda sinistramente la proposta del Movimento Per la Vita per lo snaturamento dei consultori pubblici e il loro rimpiazzo con strutture private confessionali,

Ma per fortuna non c’è solo il comune di Milano, guidato dalla giunta pisapia, a distribuire onoreficenze ai CAV… qualcun’altra ha pensato a un modo più appropriato di premiare queste strutture cattoliche! A questo proposito segnaliamo questo link

 Femministe NoCav

da Indymedia piemonte

Corpi fuori controllo: vita dura per i CAV!cav

 

I Centri di Aiuto alla Vita (CAV) sono organizzazioni cattoliche che si occupano di questioni legate alla maternità. Le loro strutture si trovano all’interno di ospedali e consultori, pubblici e privati e, in gran parte, sono finanziate dai fondi delle regioni. Dietro alla facciata assistenzialista, questi centri portano avanti una violenta campagna antiabortista, con diverse modalità di pressione psicologica, una peggio dell’altra. Il loro obiettivo è instillare il senso di colpa nelle donne che decidono di interrompere una gravidanza. Nel santificare la maternità, i CAV vogliono controllare il corpo delle donne, facendo di ogni donna che decide di abortire una povera disgraziata bisognosa del loro caritatevole aiuto…

Da milano, ecco la nostra risposta a questa politica patriarcale e paternalista: dei CAV non abbiamo bisogno!!!

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