Riprendiamoci le nostre vite indecorose e libere!

 

Negli ultimi mesi un’energia nuova e dirompente è emersa dalle mobilitazioni delle università e dei precari, dalla resistenza degli operai e dei migranti, fino a giungere alle ribellioni dell’Egitto e delle coste del Mediterraneo.

E’ un grido di rivolta che denuncia un sistema sociale ingiusto e si rifiuta di pagarne i costi!

Il 13 febbraio a Milano molte di noi non sono scese in piazza o lo hanno fatto singolarmente. Non ci riconoscevamo nelle parole d’ordine contenute nell’appello. Successivamente, anche leggendo commenti e riflessioni su siti, blog e giornali, abbiamo constatato che in piazza Castello si era comunque espressa, da parte di molte, rabbia e dissenso per una situazione politica e sociale disastrosa.

Tante donne, con cartelli, magliette o a voce hanno espresso il malessere che vivono quotidianamente sulla loro pelle. Malgrado in piazza fosse presente tanto moralismo e giustizialismo si è colta anche la voglia di dire la propria come donne in una società ancora dominata da logiche patriarcali e sessiste.

L’8 marzo vogliamo portare in piazza le nostre voci e i nostri corpi e rimettere al centro la questione della redistribuzione delle ricchezze: tra chi fa i profitti e chi sta pagando questa crisi, tra chi possiede palazzi e chi non ha casa, tra chi si giova di stipendi milionari e chi non ha un lavoro!

Vogliamo contestare chi mette in discussione la nostra autodeterminazione saturando le strutture pubbliche di obiettori di coscienza, limitando la diffusione della pillola RU486 o sostenendo la privatizzazione delle strutture sanitarie come i consultori (vedi la proposta di legge Tarzia per la regione Lazio), luoghi che noi invece vorremmo reinventare partendo dai nostri attuali bisogni.

Vogliamo ribellarci a una cultura e a un immaginario usati per controllare e disciplinare i nostri corpi e la nostra sessualità!

 Dal lavoro alla sanità, infatti, l’unico ruolo legittimato per le donne è quello di moglie e madre. Eppure spesso nel momento dell’assunzione ci vengono fatti firmare fogli di “dimissioni in bianco” che il datore di lavoro potrà tirar fuori nel momento in cui dovessimo dichiarare di essere incinte.

Viviamo nel Paese della doppia morale, dove l’unico modello accettato e promosso è la famiglia eterosessuale, quella stessa famiglia in cui, come le statistiche ufficiali ci raccontano, avvengono la maggior parte delle violenze sulle donne attuate da mariti, compagni e padri. E’ anche per questo che rifiutiamo la precarietà: perché ci obbliga a dipendere economicamente e culturalmente da un modello relazionale che ci impedisce di poter scegliere dove, come, quando e con chi essere o NON essere madri.

Eppure la stessa retorica familista che dichiara di promuovere e sostenere la genitorialità, di fatto ne ostacola la possibilità a lesbiche, single, gay, trans e a tutti quei soggetti che sfuggono alla norma eterosessuale e cattolica. Ed è sempre la stessa logica che da un lato stigmatizza e criminalizza le sex workers attraverso pacchetto sicurezza e campagne moraliste e sul “decoro”, e dall’altro ne fa un uso “spettacolarizzato” e strumentale al piacere maschile diffuso all’interno dei Palazzi del potere, ma non solo.

L’8 marzo scenderemo in piazza anche per smascherare le politiche razziste di questo governo che sfrutta il lavoro di cura svolto per la maggior parte da donne migranti e contemporaneamente le trasforma in “pericolose” protagoniste dell’“emergenza immigrati” oppure le priva della libertà e le rende vittime di violenze nei CIE.

PER TUTTE QUESTE RAGIONI SAREMO IN PIAZZA L’8 MARZO, per  rivendicare diritti e libertà, perchè i nostri desideri non hanno né famiglia né nazione, noi non siamo “italiane per-bene”: siamo precarie, studentesse, lesbiche, trans, siamo donne che rifiutano il modello di welfare familistico, nazionalista, cattolico ed eterosessista.

POR TODAS ESTAS RAZONES BAJAREMOS A LA CALLE EL 8 DE MARZO, para reivindicar derechos y libertades, porque nuestros deseos no tienen ni familia ni nación!
No somos “buenas italianas”: somos precarias, estudiantes, lesbianas, trans, somos mujeres que rechazan un modelo de welfare fundado en la familia, la nación, el catolicismo y el eterosexismo.

FOR ALL THESE REASONS WE WILL GO TO THE STREETS ON THE 8 OF MARCH to claim rights and freedoms, since our desires do not belong to any family or nation! We are not “good Italians”: we are precarious workers, students, lesbians, trans, we are women  who reject a welfare model based on family, nation, Catholicism an heterosexism.

POUR TOUTES CES RAISONS ON VA DESCENDRE DANS LA RUE LE 8 MARS, pour revendiquer droits et liberté, parce que nos désirs n’ont pas de famille ni nation!  On n’est pas des « italiennes bien » : on est précaires, étudiantes, lesbiennes, trans, on est femmes qui refusent le modèle familiste, nationaliste, catholique et hétérosexiste !

VOGLIAMO RIAPPROPRIARCI DELLE NOSTRE VOCI E DEI NOSTRI CORPI E ANCHE DELLE STRADE, DELLA NOTTE E DELLE NOSTRE RELAZIONI!

consultoria autogestita, collettivo ri/belle, venticinqueundici

scarica e canta Sorelle di Tania!

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