Pittaggio e aperitivo – Una domenica in Consultoria!

Qualche giorno prima del ventennale dell’Ambulatorio Medico Popolare, la Consultoria vi invita ad un pomeriggio domenicale in via dei Transiti!

Dalle 16 dipingeremo la facciata della Consultoria e dell’Ambulatorio.

Dalle 19… Aperitivo, birra artigianale, musica e scambi! Portate i libri che non volete tenere e i vestiti che non usate più, anche quelli per bambini!

Vi aspettiamo!

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Due iniziative a Torino!

Vi segnaliamo due iniziative a Torino!

Venerdì 23 maggio presentazione del libro “Modificazioni genitali femminili. Una questione postcoloniale: il nostro sguardo sulla nostra alterità”, con il collettivo Medea e l’autrice Federica Ruggiero.

Venerdì 30 maggio incontro “Salute e corpo delle donne tra espropriazione e autodeterminazio­ne”, con il collettivo Medea e con noi Consultorie!

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Antigone tra le mura

Antigone rappresenta nella drammaturgia greca la ribellione all’ordine costituito. Insubordina­zione ancora più carica di senso, perché lei, donna e straniera, contravviene anche alle regole sociali che la vorrebbero sottomessa e rispettosa della volontà dell’uomo. Olga e Refe Milano vi invitano allo spettacolo teatrale “Antigone tra le mura”, messo in scena dal gruppo teatrale di donne “Grazie al caso” di Roma. Lo spettacolo nasce a seguito dell’operazione Ardire, che il 12 giugno 2012 portò in carcere dieci persone, anarchich*, con l’accusa di terrorismo. La volontà è di portare fuori il mondo di dentro, di sbriciolarne le mura, di ridare la libertà a chi è rinchius*, di urlare l’infamia del carcere, di riprenderci i/le nostr* compagn*.

Lo spettacolo si terrà sabato 17 maggio alle 15.30 in via Bramantino angolo via Jacopino da Tradate. A seguire, presso la Mandragola, il dibattito “Il carcere nelle nostre vite”. Alle 19 ricco buffet vegan benefit per i/le detenut*.

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Il diritto svuotato: la legge 194 e l’obiezione di coscienza. Incontro a Niguarda.

Dal 7 maggio, presso l’Unità Spinale di Niguarda, si terrà il II Corso per la difesa e lo sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale, diviso in quattro incontri e organizzato da Medicina Democratica.

Qui potete trovare il programma completo. Come Consultoria Autogestita, interverremo all’incontro “Il diritto svuotato: la legge 194 e l’obiezione di coscienza”, insieme alla dott.ssa Maria Anna Sabelli – ore 18.30 c/o ospedale Niguarda, Unità Spinale.

Anche a Cinisello la legge sull’aborto è disattesa. Una nostra intervista per “La Città di Cinisello”.

Anche all’ospedale Bassini di Cinisello il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza viene ostacolato dall’obiezione di coscienza. Volentieri pubblichiamo l’intervista che ci ha fatto Noemi Tediosi, per “La Città di Cinisello”.

ANCHE A CINISELLO LA LEGGE SULL’ABORTO E’ DISATTESA

L’aumento degli obiettori in Lombardia mette a rischio la salute delle donne.

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Di Noemi Tediosi

C’era una volta un’oasi di efficienza, riservatezza e attenzione nel panorama degli ospedali di Milano e provincia per quanto riguarda gli interventi di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), ed era l’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. Questo almeno secondo il parere di S.B. e A.F., donne che da anni gestiscono l’ambulatorio popolare di via dei Transiti, zona Pasteur e il blog Consultoria Autogestita. Il loro compito consiste nell’informare, indirizzare e a volte accompagnare le donne milanesi a sottoporsi all’intervento di isterosuzione (IVG).

«Per anni abbiamo indirizzato le nostre ragazze all’ospedale di Cinisello – racconta S.B. -. Per noi era garanzia di un trattamento dignitoso e un rispetto della privacy delle pazienti superiore agli ospedali limitrofi, come quelli di Sesto e Niguarda. Inoltre si poteva star certi che l’intervento non sarebbe stato rifiutato». Infatti in tutti gli ospedali di Milano, fatta eccezione per la ginecologia del Bassini, gli interventi di IVG sono a numero chiuso. «Secondo la nostra ultima mappatura, che risale a Marzo 2014 – continua A.F. –, all’ospedale Niguarda vengono accettate per l’intervento le prime dieci donne che si presentano il Martedì o il Giovedì alle ore 13, senza tenere conto della settimana di gestazione, e quindi dell’urgenza, in cui la donna si trova. Per quanto riguarda Sesto non abbiamo dati precisi, ma il numero si aggira intorno alle 5 persone, così il rischio che le ragazze non vengano accettate è altissimo. Inoltre nelle ore successive all’intervento di IVG, sia a Sesto che al Niguarda le ragazze sono collocate in camere che dividono con donne in dolce attesa, provocando così una situazione di imbarazzo e turbamento da entrambe le parti».

Tuttavia la situazione è cambiata negli ultimi due anni e il Bassini, secondo i dati recentemente pubblicati da Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio Regionale, registra il 100% di ginecologi obiettori di coscienza, e cioè: su 6 ginecologi assunti dall’Azienda Ospedaliera nessuno pratica interventi di IVG. Il totale annuo di questi interventi però è alto, si registrano 627 interruzioni di gravidanza, circa il doppio di quelle effettuate a Sesto, in cui il numero di medici non obiettori è pari a tre. Chi ha colmato il vuoto di fatto lasciato dai ginecologi del Bassini, svolgendo le 627 operazioni? L’ospedale paga due medici “contrattisti” ormai in pensione, che quest’anno, sempre secondo i dati della Valmaggi, sono costati a Regione Lombardia quarantaduemila euro.

I contrattisti, chiamati anche medici a gettone, non lavorano secondo dei veri e propri turni, ma come liberi professionisti, pagati in base alle ore di servizio svolto. «Secondo l’esperienza di alcune ragazze che recentemente si sono sottoposte ad un’IVG al Bassini- spiega S.B. -, i medici a gettone incominciano ad operare la mattina molto presto, circa una decina di pazienti. La sala operatoria deve comunque essere lasciata libera nel caso in cui ci siano altre urgenze e non c’è nessun controllo pre-dimissioni, perché svolgono un’ecografia transvaginale durante l’intervento. Il gettonista, terminata l’operazione, lascia l’ospedale e le pazienti che hanno subito l’intervento. Così alle ragazze manca un punto di riferimento a cui chiedere rassicurazioni sul proprio stato prima di essere dimesse».

L’oasi del Bassini è diventata ormai un miraggio, che costa caro alla Regione e alle pazienti. E’ il caso emblematico della contraddizione in seno alla legge 194/78, che cerca di garantire due diritti contrastanti: quello del medico all’obiezione di coscienza e quello della donna ad interrompere volontariamente la gravidanza. Ci si chiede chi sia a pagarne il prezzo più alto.

Noemi Tediosi

Ma tu guarda, Niguarda!

Con tempismo davvero singolare – che sia dovuto a recenti contestazioni? – l’ospedale di Niguarda scopre di avere un problema col servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza. A quanto emerge da un articolo comparso il 26 aprile su La Repubblica, l’ospedale sta fronteggiando una “emergenza aborti”: i medici non obiettori si sono ridotti a due, cosa che ha portato i vertici dell’ospedale a chiedere una collaborazione all’ospedale Sacco, in modo da “garantire” il servizio di IVG previsto dalla legge 194/78.

Dall’articolo, sembra che questa scarsità di medici non obiettori sia il frutto di contingenze non meglio specificate, regalandoci un’immagine della proverbiale caduta dal pero dei vertici dell’ospedale.

Caduta a cui noi non crediamo: da anni Niguarda, i cui vertici rispondono in maggioranza a Comunione e Liberazione, presenta una tra le più alte percentuali di obiettori di coscienza sul territorio milanese. Da anni, l’obiezione di coscienza – a Niguarda come in altri ospedali – è diventata un modo per fare carriera ed è un elemento di preferenza nel momento dell’assunzione. Da anni, l’obiezione di coscienza è consentita anche su prestazioni che non concernono l’atto di interruzione di gravidanza (prescrizione della pillola del giorno dopo, che non è un abortivo!, visite pre- e post-intervento), e la sua crescente percentuale mette a rischio la salute delle donne.

Da mesi ci sono proteste davanti a Niguarda – l’ospedale, infatti, ha dato spazio alle macabre performance del Comitato No194. A metà marzo, era stata occupata simbolicamente la Direzione Sanitaria, proprio per segnalare la condizione strutturale, e non emergenziale!, che interessa l’applicazione della legge 194 a Niguarda (e non solo).

Milano sarebbe una delle città “messe meglio”? Cosa vuol dire garantire “abbastanza” una legge? Le code, all’alba, delle donne davanti agli ospedali milanesi per far fronte al “numero chiuso” del servizio di IVG, le complicanze post-aborto in continuo aumento, il ricorso all’aborto clandestino, sono pratiche in atto da tempo, al di fuori del clamore sensazionalistico e dell’onda della difesa di una legge – la 194 – che è solo un compromesso, e che non rispecchia la nostra volontà di autodeterminazione dei nostri corpi. A proposito di stampa, ci chiediamo come mai la notizia, risalente all’ottobre 2013, di una donna morta proprio a Niguarda dopo un’interruzione di gravidanza sia passata totalmente sotto silenzio.

Interessante, infine, che tra i due medici non obiettori rimasti si sia scelto di dare voce a Maurizio Bini, il quale deve farsi perdonare una a dir poco infelice partecipazione ad un programma radiofonico in cui sono state sbeffeggiate con battute sessiste e misogine le donne malate di endometriosi. Insomma, se a Niguarda cercano di passare come “attenti” alla salute delle donne, la strada è ancora lunga.

L’ospedale di Niguarda da tempo rende inattuabile il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza: questa non è un’emergenza, ma la norma. Quindi, non ci vengano a raccontare di essere spiazzati davanti a quest’emergenza: l’hanno creata consapevolmente, anno dopo anno, sulla nostra pelle.